La Costituzione Italiana a 70 anni dalla sua emanazione: prefazione del Segretario dell’Unione Cavalieri d’Italia sezione provinciale Monza e Brianza

Unione Nazionale Cavalieri d’Italia

sezione provinciale di Monza e Brianza

L’ordinamento, inteso come sistema di diritto, si concreta in uno spazio delimitato e attraverso quest’ultimo si manifesta nella legge-nomos. La terra, uno spazio fisico, rappresenta il fondamento stesso delle limitazioni, segna confini entro cui si dispiegano le nostre esistenze: la convivenza umana organizzata. Insieme al territorio, spazio geografico definito e localizzato, l’ordinamento si unisce nella terra fecondandola e celebrando le proprie nozze simboliche.

Ne deriva lo Stato moderno, capace di ridefinire una nuova organizzazione spaziale che ci ha condotto fino alla libera circolazione sulla spinta di un movimento libertario universale, capace di superare l’esperienza tradizionale dello spazio.

Taluni, dinanzi il processo di de-localizzazione, hanno colto lo smarrimento dell’Europa (o forse il proprio) in considerazione dei profondi cambiamenti. La globalizzazione, il mutare dei costumi, il mercato, interrogano quotidianamente i singoli ordinamenti determinandone un inevitabile adeguamento, l’attuazione del diritto vivente.

Numerosi sono anche gli interrogativi sorti negli ultimi anni circa la nostra Carta Costituzionale, al di là della retorica della “più bella del mondo”. Interrogativi che, come nodi intricati, possono essere sciolti per mezzo della consapevolezza del suo messaggio, della sua portata, della sua nascita.

E allora saranno i volti, le mani, le menti eccelse dei padri e delle madri della Costituzione italiana a guidarci in questo viaggio. Un percorso doloroso e sofferto in cui il Male si è fatto storia e molti lo hanno veduto, lo hanno patito. Come i protagonisti del Flauto Magico, anche loro hanno dovuto oltrepassare le porte del terrore per condurci alla Libertà e illuminare i nostri giorni alla luce dei principi fondamentali (non principi programmatici, ma diritto in atto). A coloro che sono passati attraverso le prove, affrontando terra fuoco vento acqua, giunga la riconoscenza delle donne e degli uomini liberi.

Coloro che sono stati chiamati a oltrepassare quelle soglie, quasi experimentum crucis e limite estremo tra due realtà, sono divenuti il punto di riferimento dell’Italia repubblicana. Con tenacia si sono fatti strada sulla terra, insegnandoci che è nell’avanzare che risiede la concretezza del progredire.

Dopo il 25 aprile 1945, ad avvenuta liberazione, venne emanato il 16 marzo 1946 un decreto legge luogotenenziale con il quale il popolo italiano veniva chiamato a decidere sulla scelta fra monarchia e repubblica mediante referendum. Il 2 giugno 1946 si ebbero contestualmente il referendum e le elezioni per la Assemblea costituente a suffragio universale maschile e femminile. La maggioranza dei voti andò alla repubblica. Dalla scelta del popolo iniziò, entro i limiti della forma repubblicana già scelta, l’opera della Costituente che portò all’approvazione della Costituzione il 22 dicembre 1947, promulgata cinque giorni più tardi da Enrico De Nicola, Capo provvisorio dello Stato ed entrata in vigore il 1 gennaio 1948 quale frutto di un consapevole atto di volontà. L’emanazione della Costituzione segnò il passaggio tra due fasi storiche e due situazioni giuridiche: con l’emanazione si esaurisce il potere costituente ed inizia il potere costituito.

Fonte principe del diritto e la più solenne, non a torto, la nostra Costituzione fu considerata da Vittorio Emanuele Orlando un miracolo in quanto frutto della discussione e approvazione da parte dell’Assemblea Costituente: rappresenta un mirabile esempio di scrittura collettiva, resa possibile grazie al confronto delle differenti idee e istanze politiche che per mesi si sono confrontate alla ricerca di parole, forme, contenuti del tutto nuovi per formulare un testo accessibile, a disposizione di tutti, facilmente fruibile ed intelligibile. L’Assemblea formò prima una Commissione di 75 membri divisa in Sottocommissioni, successivamente, grazie al continuo lavoro collegiale, venne steso un progetto poi sottoposto a discussione pubblica e deliberativa di tutta l’Assemblea costituita da 556 membri. In particolare, è necessario ricordare che la discussione presso l’Assemblea Costituente fu sempre caratterizzata da un gran numero di oratori, non mancarono le proposte di emendamenti, in certi casi, confluiti in fascicoli relativi ad ogni singolo articolo.

È una Costituzione scritta, consacrata in un documento formale; rigida, poiché modificabile soltanto a mezzo di leggi emanate con procedimenti ponderati e aggravati (art. 138 Cost.); lunga, costituita da 139 articoli e 18 disposizioni transitorie finali, composta da due parti precedute dall’enunciazione dei principi fondamentali, essa è frutto di un compromesso politico che si è compiutamente realizzato mediante la somma di tutti gli interessi e i valori delle diverse componenti rappresentate nella Costituente. La prima parte tratta i diritti e doveri dei cittadini (artt. 13-54) raggruppati in quattro titoli: rapporti civili, rapporti etico-sociali, rapporti economici, rapporti politici. Nella seconda parte, intitolata Ordinamento della Repubblica, il Costituente ha affrontato l’organizzazione dell’apparato statale e il suo funzionamento in sei titoli (artt. 55-139): I) il Parlamento; II) il Presidente della repubblica; III) il Governo; IV) la Magistratura V) le Regioni, le Province, i Comuni; VI) Garanzie Costituzionali.

È una Costituzione aperta, in quanto elenca i diversi interessi in gioco, lasciando al legislatore il compito di individuare i possibili bilanciamenti tempo per tempo opportuni, in un’ottica pluralista e perciò capace di adattarsi al mutare della società e dei costumi.

Particolarmente interessante la lettura dei lavori preparatori che guidano il lettore nell’interpretazione del testo in quanto solo gli Autori delle Legge possono palesare, apprezzare, riconoscere le ragioni profonde poste a fondamento della stessa, senza dimenticare quanto ci ricordano i grandi annotatori del Windscheid, Fadda e Bensa, secondo i quali con la pubblicazione la legge si separa dal suo autore, acquista vita propria, diventa forza sociale.

I primi dodici articoli affermano i “Princìpi fondamentali”, quel complesso di norme di principio che rivelano la volontà dei Costituenti di evitare che un’ideologia potesse nuovamente prevalere sulle altre, ne deriva la visione di un’Italia repubblicana e democratica per la quale vale la pena di vivere!

Non siamo difronte a un preambolo, ma a norme di carattere “generalissimo”, come indicato dall’On. Ruini, presidente del comitato di redazione.

Questo incipit segna, anche sotto un profilo simbolico, le infinite possibilità di realizzazione entro una cornice di valori imprescindibili. Non si tratta, infatti, di concetti astratti, ma delle fondamenta necessarie per costruire una convivenza civile capace di affrontare pedetemptim i problemi che hanno caratterizzato gli ultimi settant’anni.

Da notare, i verbi di movimento che caratterizzano questi articoli, una ripulsa contro la stasi, un desiderio profondo di rimuove limiti e disuguaglianze, promuove libertà e uguaglianza e salvaguardare i diritti delle minoranze. La stessa etimologia del verbo “promuovere” veicola in modo diretto e inequivocabile la necessità di mettersi in cammino per edificare i pilastri (cultura, pace, lavoro) di una sempre nuova società.

Il carattere vitale dei principi, diritti e libertà qui enunciati, ci spinge ancora oggi a muoverci, a cercare risposte a problemi sempre nuovi.

Infine, vorrei rivolgere ai più giovani un messaggio e un monito, riportando alcuni passaggi salienti del discorso che Piero Calamandrei tenne nel 1955 a Milano:

«La libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai.

E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica.

Quindi, voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo è solo, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane. (…)

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione».

Non possiamo restare immobili difronte all’affermazione solenne della solidarietà sociale e della dignità umana, ove libertà e giustizia prendono forma scritta.

Esortiamoci vicendevolmente e quotidianamente a vincere l’oblio del tempo, la paura, l’esitazione e a difendere la perla preziosa della nostra Costituzione!

Dr.ssa Chiara Benedetta Rita Varisco,

Segretario dell’Unione Nazionale Cavalieri d’Italia – sezione provinciale di Monza e Brianza

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Titolo I Templari nell'Alta Lombardia
Autore Alessio Varisco
Pagine 384
Formato 16,5 x 24,0 cm
Legatura Brossura
ISBN 978-88-6433-802-6

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