Prefazione a “Sangue Reale” di Chiara Benedetta Rita Varisco

Prefazione

In una primavera insolita, ricolma di luce e profumi, sospesa tra timori e disincanto, ritornano alla mente versi capaci di disegnare geografie interiori ove la solitudine assurge a risorsa da cui scaturisce una nuova speranza nella parola regredita a una forma selvatica, originaria, nascosta:

Così io feci vela sul mare e venni

alla sacra città di Bisanzio.

Voi, saggi, fissi nel sacro fuoco di Dio,

come incastonati in un mosaico d’oro,

uscite roteando dal sacro fuoco,

insegnate alla mia anima il canto.

Consumate il mio cuore, che malato di desiderio

e avvinto a un animale morituro

non conosce se stesso, e accoglietemi

nell’artificio dell’eternità”

(W. B. Yeats, Salpando verso Bisanzio).

Il canto di un territorio mitico, gravido dell’antica sapienza druidica, giunge a noi, viandanti lungo tortuosi sentieri alla cerca del Graal, insieme al ricordo di boschi incantati, sostrato permeabile dell’anima immaginativa. Il patrimonio simbolico celtico, così passionale e vitale, abbraccia la tradizione mediterranea d’Oriente e il sogno di tornare in una Bisanzio immaginifica si concreta nel desiderio di rinascere dove il Sole sorge, ogni nuovo mattino, quasi a lambire l’Eternità.

Nella selva (non a caso la radice sel ci suggerisce la fiamma vitale) maremmana, in un luogo che è altro, metafora dell’iniziazione, di riti di passaggio, ma anche sede della furia eroica in limine tra realtà e mondi incantati, sorge una rinnovata scintilla di civiltà.

Abbia inizio il nostro viaggio attraverso i quattro elementi, per indagare la radice del Logos, quel legame sottile che accomuna la metrica del discorso poetico-epico alla ritmica della musica. E così un vecchio saggio sulla filosofia del linguaggio acquista nuova vita e si compenetra nella trama di un racconto autobiografico-iniziatico, moderna espressione della letteratura odeporica che ben si concilia con l’ascesi spirituale.

La profonda ammirazione per l’approccio filologico con il suo incedere lento sembra suggerire simbolicamente l’altezza più elevata e la profondità inattesa, per intuire il chiarore dell’origine. Corrispondenze in apparenza oscure legano la scienza di Thot alle radici della lingua degli Antenati, fili invisibili collegano le cattedrali europee al mito della Sfinge: immagini che rimandano a parole contestualizzate in un più ampio linguaggio simbolico che ruota intorno al significato centrale della Sacra Coppa, cuore pulsante del Discorso da cui sboccia il vermiglio fiore, emblema dell’Amore che tutto vince. Sullo sfondo, i Cavalieri del Tempio che furono ponte tra Oriente e Occidente, la Cavalleria e ciò che essa ha rappresentato per la Cristianità, e un cavaliere in particolare –Gjergj Kastrioti- ricordato in queste pagine in occasione dei 550 anni dalla sua morte.

La rosa simboleggia anche la Sapienza, un equilibrio di pensiero-parola-azione che profuma d’Oriente. Nel silenzio abitato dal respiro della terra, la natura si risveglia e cede al mutamento, intona il suo canto che si unisce alla voce d’un moderno aedo:

Io sono

acqua

che ti accarezza la fronte

inonda i pensieri

Come marea selvaggia

sgretolo picchi aguzzi

per poi divenire

pioggia scrosciante

che disgrega zolle

un tempo riarse

e ora

ebbre di vita

anelano l’essenza mia.

L’armonia ricompone squarci e colma distanze. Nuove geometrie di muschio nell’orizzonte del mio sguardo, ed ecco l’eco reboante del Tirreno, gole di roccia scura e vento salato sulla pelle.

CHIARA BEDENEDETTA RITA VARISCO

Lascia un commento

Accademia di ricerca
"Domus Templi"

Direzione scientifica:
Dott.ssa Chiara Benedetta Rita Varisco
Prof.ssa Teodolinda Varisco

Preside:
Mº Prof. Alessio Varisco

In evidenza

Titolo I Templari nell'Alta Lombardia
Autore Alessio Varisco
Pagine 384
Formato 16,5 x 24,0 cm
Legatura Brossura
ISBN 978-88-6433-802-6

Tutte le pubblicazioni

I Templari nell'Alta Lombardia