Presentazione del Dott. Alberto Lomuscio al libro “Sangue Reale” di Chiara Benedetta Rita Varisco

PREMESSA

Quando ho letto l’opera di Chiara Varisco, l’ho immediatamente percepita come suggestiva, induttrice di emozioni, ma soprattutto di sapore squisitamente maieutico. E non a caso ho utilizzato il termine immediatamente, nel suo senso antico di senza mediazioni, ossia senza la mediazione della razionalità, della logica comune, del consequenziale: sì, perché questo affascinante e trascinante testo cela in sé coloriture e fragranze filosofico-spirituali che possono essere abbracciate soltanto da una mente che sa sentire e da un cuore che sa pensare: e queste capacità, lungi dal configurarsi come una sorta di metatesi filosofica, sono in realtà patrimonio delle tradizioni sapienziali di tutto il pianeta e di tutti i tempi, come ben dimostra il principale simbolo che troneggia in tutto il libro, che assurge al nobile ruolo di archetipo dell’accoglienza della verità, anzi della Verità che sta oltre il velo di Maya e oltre ogni fuggevole e confondente realtà, ossia il Cuore Vuoto, il Vero Vaso in grado di riempirsi di puro Spirito che ci giunge dal benevolo Assoluto. E questo Vaso, questo Cuore, questa opera d’arte della Divinità, è appunto il Sacro Graal.

E allora perché ho definito l’opera di sapore maieutico? Perché, come l’Autrice ha sapientemente saputo trasmettere, tutta la Verità, tutta la Sophia (la Vera Sapienza, che non va considerata semplicemente come cultura, nozionismo, esperienza o conoscenza), sono entità già presenti in ciascuno di noi, nascoste come un mistero ancestrale nelle profondità più insondabili della nostra anima, che aspettano soltanto un novello Prometeo che sappia svelarle per condurle alla piena luce della nostra coscienza, da una sorta di Inconscio Collettivo al Conscio individuale. Quasi come se il grande Socrate, dopo aver stabilito che l’uomo sa di non sapere, avesse aggiunto che, invece, l’uomo risvegliato non sa di sapere, ma ben presto se ne accorge e finalmente, dopo un faticoso percorso alchemico-ascetico, potrà respirare la Luce.

E questa Luce di Verità, questo magico quid, questo Sangue Reale ha un suo linguaggio con cui si identifica, grazie al quale può essere trasmesso, diffuso, capillarizzato dovunque. Ovviamente, questo linguaggio non potrà mai essere basato su alfabeti, ideogrammi, segni e neppure simboli, tutte realtà tenacemente intrecciate con i tempi, le culture, le consuetudini e le provenienze dei popoli, e pertanto grandemente variabili, mutevoli, cangianti… Dev’essere un linguaggio radicato nel terreno dell’Assoluto, dell’Invariabile, dell’Eterno, un linguaggio che viaggia come una piuma nel vento celeste degli Archetipi, dei Princìpi ultimi dell’Universo e dello Spirito. Perché nel rarefatto regno dello Spirito celeste gli Archetipi sono colpi di luce, sono rintocchi originari, sono vagiti ancestrali comuni a qualsiasi cultura, stirpe o epoca, tanto che anche in un immaginario mondo extraterrestre lontano anni-luce sarebbero ben intellegibili e di immediata comprensione. E questo linguaggio è dunque armonia universale, cantico delle stelle, palpito archetipale, danza delle particelle, o musica delle sfere, come non potrebbero non convenire Pitagora, Fibonacci, Leibniz, Kierkegaard e, più di recente, anche Ludwig Wittgenstein…

E questo linguaggio, questa comunicazione sincronica fuori da ogni schema o convenzione, cultura o dottrina, in fondo altro non è che la Nota Originaria, il Logos, il Verbo. E questa Melodia senza tempo né spazio è Essenza Divina.

E poiché è un linguaggio ubiquitario, per sua stessa natura non-locale, sovra-razionale, sovra-culturale e sovra-temporale, ecco che possiamo trovarlo in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi tempo, ovviamente rivestito dei panni culturali, scientifici, dottrinari ed espressivi di quel popolo e di quell’epoca. Non deve pertanto stupire se alcune simbologie, come appunto il Vaso Vuoto simbolo del Cuore-Graal, sia incredibilmente simile, se non pressoché sovrapponibile, in due culture lontane tra loro nel tempo e nello spazio, come quella dell’antico Taoismo in Cina e quella degli antichi Egizi in Africa. In particolare, colpiscono le correlazioni che emergono dal testo di Chiara Varisco e l’antica filosofia taoista basata sulla Teoria dei Cinque Movimenti energetici, correlazioni che legano i princìpi energetici di ciascun Movimento (Terra, Acqua, Fuoco, Aria, quest’ultima distinta in Legno e Metallo dagli antichi sapienti cinesi).

Al di là di qualsiasi particolarità, comunque, non bisogna dimenticare che all’origine di tutto, en archè, il Logos prima che comunicazione, prima che archetipo, prima che ancestro, è Amore. E l’Amore, ora e all’inizio dei tempi, oltre l’oggi e l’infinito, può fare una sola cosa: creare, creare, creare. Soprattutto, se non unicamente, creare altro Amore. Si noti che la locuzione en archè, con la quale si apre il Vangelo di Giovanni e la Genesi, non significa soltanto all’inizio, ma soprattutto alla base di tutto.

Posso proprio affermare che, leggendo queste avvincenti pagine, ho compreso che il Sangue Reale è nell’eterno adesso e nell’eterno qui: era il nostro ieri, sarà il nostro domani, è l’oggi del sempre.

INCREDIBILI CORRELAZIONI

Quanto segue è una disamina delle interessanti correlazioni esistenti tra il testo dell’Autrice e l’antica sapienza orientale basata sugli archetipi che si presentano in natura quali segnali di una forma di linguaggio universale fuori dallo spazio e dal tempo.

In quei lontanissimi tempi, risalenti a un periodo variabile a circa 2500 anni fa, emerse la sapienza dei “movimenti-elementi”, analogamente a quanto avvenne nell’antica Europa di quegli stessi tempi: la realtà è governata e strutturata sulla base di alcuni elementi-base che regolano il fluire e l’essenza dell’universo energetico-materiale: questi sono la Terra, l’Acqua, l’Aria (che nell’antico taoismo era distinta in Legno, la forza yang crescente, e Metallo, la forza yin decrescente), e infine il Fuoco.

La Terra rappresenta la struttura materiale, una “terra-madre” che ci nutre, ci protegge e ci sostiene, che trasforma ciò che entra in noi in elementi costitutivi della nostra unità psico-corporeo-energetica dopo un processo di destrutturazione e di ristrutturazione, un vero e proprio metabolismo del nutrimento e delle idee che presiede alla difesa e mantenimento del nostro essere.

L’Acqua è invece la nostra ancestralità, la nostra individualità, la nostra forma potenziale che deve ancora concretizzarsi ma ha già un codice di realizzazione ben definito, come il codice genetico, e quindi rappresenta anche la nostra volontà di potenza, di realizzazione, così come un piccolo seme ha già in sé tutta la capacità di diventare una vigorosa quercia.

L’Aria viene distinta, nel mondo orientale antico, in Legno-Vento e Metallo-Interiorizzazione. Sono i due aspetti polari, di segno opposto ma complementare, della realtà vivente, della vita che si esprime. Il Legno è l’aspetto “yang”, ossia il risveglio, l’impulso, l’azione, l’estrinsecazione dell’energia, la sua diffusione ubiquitaria, e la sua energia intrinseca, il Vento, simboleggia appunto il dinamismo, il movimento, il volo ascendente. Il Metallo, al contrario, impersona l’accoglienza di ciò che proviene dall’esterno, a cominciare dall’ossigeno che respiriamo, ma anche qualsiasi afferenza sensitiva, corporea e spirituale, portando nel profondo della nostra realtà ciò che era all’esterno, quindi è anche meditazione, un tuffo nella nostra interiorità, tesaurizzazione.

Il Fuoco è luce e calore, quindi è simbolo della luce dell’intelletto nella sua più piena manifestazione, la creatività e il fuoco-che-non-brucia dell’amore, ma è anche comunicazione immediata, ossia non mediata da segni o lettere, ma da una simbologia primigenia universale che poggia sui princìpi archetipali dell’Universo, o se si preferisce, dell’Inconscio Collettivo. Questo concetto è ben articolato in un brano di Ludwig Wittgenstein (tratto da “Colloqui al Circolo di Vienna, annotati da Friedrich Waissmann, a cura di Luigi Perissinotto, pstf. Di Giulia Pravato, Mimesis, Milano 2011):

Ho creduto in passato che esistesse la lingua comune, in cui tutti ci esprimiamo abitualmente, e una lingua primitiva che esprime ciò che realmente sappiamo, ossia i fenomeni […]. Vorrei spiegare ora perché ho abbandonato questa convinzione. Io credo che noi abbiamo in sostanza una sola lingua, e questa è la lingua comune. Non abbiamo bisogno di inventare una nuova lingua o di costruire un sistema simbolico, perché la lingua quotidiana è già la lingua, a condizione di liberarla dalle oscurità che contiene. La nostra lingua è già perfettamente in ordine, purché sia chiaro che cosa essa simboleggia. Lingue diverse dalla nostra possono essere preziose […] ad esempio un simbolismo artificiale è molto utile per rappresentare le inferenze logiche […]. Ma non appena si passa a considerare gli stati di cose reali, si vede che questo simbolismo è molto svantaggioso rispetto alla nostra lingua reale.

Nelle brevi note che seguono vengono accennate le incredibili correlazioni che emergono nel testo di Chiara Varisco e che corrispondono perfettamente ai principi di quella “lingua degli archetipi” che è la visione taoista degli Elementi, ognuno dei quali è puntualmente presente in ciascuno degli Elementi che costituiscono il testo del libro. Non si tratta di una semplice raccolta di coincidenze, ma di un vero e proprio significato nascosto dei princìpi fondamentali della realtà.

TERRA

  • La Terra è quella energia strutturante ubiquitaria che ci costituisce e ci impregna in modo totale, proprio come fa il sangue nominato nell’incipit del capitolo sulla Terra: il legame energetico tra la Terra e il sangue è strettissimo, e tra le funzioni fisiologiche della Terra sul sangue c’è proprio la spinta verso la coagulazione. E la prima frase del libro ci parla proprio di «sangue raggrumato».
  • Poco dopo si parla di «routine» e «cambiamento», due concetti entrambi legati alla Terra, che tende a ripetere indefinitamente le situazioni ben funzionanti, e a trasformare in senso evolutivo la materia, gli eventi, l’energia
  • La «difesa», ben rappresentata dalle Mura spagnole, che sono costituite da materiale roccioso (Terra), ci rammenta che l’energia della Terra fa parte del sistema di difesa del nostro organismo, ma anche di una nazione, di un popolo, difesa basata anche sulla resistenza passiva, come accade con le mura di un castello o di una città.
  • Il canto del pianista, la melodia, è tipico degli aspetti artistici della Terra, come anche il ritmo della musica. La Terra ammanta di armonia tutto ciò che avvolge, e nell’ambito di questa armonia c’è anche la piacevolezza di un profumo gradevole, qual è quello dell’incenso nominato poco dopo.
  • Veramente stupefacente è poi l’immagine della croce che chiude il capitolo, con la perfetta definizione della Terra come punto centrale, come fulcro di due assi direzionali che simboleggiano la vita, con le sue forze yang-ascendenti, come il Fuoco e l’Aria, e quelle yin-discendenti, come la Terra e l’Acqua, il cui continuativo ricircolo mantiene il dinamismo della realtà e della vita.
  • Il secondo capitolo si apre con la presentazione di alcuni aspetti fondamentali della Terra, ossia l’umidità feconda, la fertilità creatrice, e la semplicità, ossia l’assenza di sovrastrutture e artifici, nel nome di una logica strutturante e funzionale che, come in natura, è la più liscia e fluente che posa esistere.
  • E perfino nella citazione di Nietzsche all’inizio del secondo capitolo troviamo una delle tipiche cifre della Terra, ossia la continuità, l’essere sempre uguale, il mantenere la propria forma (perché anche quando la Terra assume il compito di trasformare, trasforma sempre qualcosa in ciò che è già in nuce, come un bruco che resta tale anche se si trasforma in farfalla).
  • Subito dopo, le memorie e i ricordi ci portano al concetto di accumulo e messa in riserva, tipico della Terra che, così come immagazzina i nutrienti nel corpo, così immagazzina i pensieri, le idee, i concetti, fingendo da base energetica della memoria.
  • L’accenno ad Eraclito («Eraclito diceva che nel mutamento le cose trovavano quiete, con sorpresa scoprivo come caos e disordine portassero in sé armonia») è contemporaneamente un concetto di tipo filosofico e di fisica quantistica, in quanto la Terra, per produrre armonia di struttura e di funzionamento, deve realizzare dopo aver destrutturato, deve cioè forgiare la forma dal caos e dal disordine più totali, un po’ come il movimento caotico delle particelle d’aria di un gas, apparentemente disordinato, crea però una pressione e una temperatura ben precise, misurabili e ordinate; nella fisica quantistica, una nuvola di particelle subatomiche non localizzabili crea un orbitale atomico ben preciso e con leggi fisiche incontrovertibili.

ACQUA

  • L’Acqua, nella concezione dei Cinque Elementi dell’antico Taoismo, rappresenta diversi archetipi, come si è visto più sopra; può essere Acqua tranquilla che cova il seme della potenzialità ancora non espressa (come il DNA, per esempio), può essere la volontà di esistere e di svilupparsi, ma può essere anche l’acqua furibonda e destabilizzante della tempesta o dello tzunami, che trasforma la delicata e armoniosa differenziazione cellulare guidata dal DNA in scriteriato disordine che cova in sé la furia di un tumore, per rimanere nell’esempio del codice genetico. E il primo capitolo dell’Acqua comincia proprio con la descrizione di una tempesta sull’Acqua: «Mi sentii un vascello nella tempesta, sconvolto dalla furia e dal dinamismo degli elementi della natura».
  • Oltre che furia devastatrice, l’Acqua è anche buio della coscienza, misteriosi segreti anfratti dell’inconscio, timore dell’ignoto… Acqua è il colore nero che assorbe tutti gli altri colori e il calore, Acqua è il «Caos primordiale» nominato anch’esso all’inizio del capitolo, quella «Forza indifferente al bene e al male capace di sfuggire al controllo della volontà umana» come proprio si trova a essere l’Acqua sovra-umana. Nelle righe successive l’Autrice ci parla di «bagliori nell’oscurità», inserendo quindi un barlume di speranza nel contesto tempestoso, proprio come il massimo yin, la massima oscurità gelida e misteriosa dell’Acqua, contiene in sé una scintilla del suo opposto, di yang, di luce, e questa scintilla è proprio quella che si manifesterà poi col colore rosso del fuoco della vita di cui l’Acqua è precursore obbligato.
  • Ma per il momento siamo ancora fermi all’«aria fredda del nord» che simboleggia un tuffo nell’inconscio e un ritorno all’infanzia, in quanto Acqua è inverno, gelo, nord, notte, buio. Siamo fermi all’ inverno dello spirito, al tuffo nell’inconscio popolato di simboli onirici, di memorie perdute.
  • La potenzialità dell’Acqua in seguito darà luogo allo sviluppo del «groviglio intricato della vita», nel quale i «timori del domani» (Acqua simbolo della paura!) si sarebbero quietati nell’energia a cui l’Acqua anela con tutte le proprie forze, ossia il «calore di un abbraccio», che, come vedremo più avanti, sono tipici del Fuoco.
  • Acqua «Madre» e «Matrice primordiale», come base che sta al principio di tutto, è pura ancestralità. Dal «mistero del sottosuolo» emerge una «matrice primordiale della vita e della rigenerazione», energia-base di tutti gli sviluppi e trasformazioni.
  • La «bianca matrona» che chiude il capitolo con parole criptiche e incomprensibili incarna ad un tempo la grande femminilità dello yin-Acqua, come pure il sano invecchiamento, ma soprattutto il mistero dei significati.
  • Il secondo capitolo dell’Acqua si apre con l’immagine di tronchi apparentemente scarni e secchi (Acqua come simbolo di morte) sui quali, guardando meglio, si scorgono gemme e boccioli, anch’ essi simbolo dell’Acqua che cova ed incuba la vita nascente, spesso non ancora percepibile, o percepibile appena, e la «bellezza dei gelidi mattini dell’anima come manifestazione degli dei noumenici nascosti» non è altro che l’aspetto più spirituale di quei simboli. Infatti l’Acqua rappresenta la «immagine-forma visibile quale esibizione di anima», cioè di quel quid vitale fatto di bellezza (armonia Mundi, anima Mundi) nascosta e innicchiata nell’Acqua, che si rende però visibile come «bellezza che appare ovunque appaia l’anima».
  • Il passaggio successivo entra invece nel rapporto tra l’Acqua e il suo opposto polare dialogico, ossia il massimo yang, il Fuoco, al quale l’Acqua è collegata nel sistema energetico chiamato Shao Yin, la sublime unione degli opposti complementari che consente il dinamismo vitale, i sacri sponsali dell’energia che sanno generare vita e vitalità. Si dice che il Fuoco-yang informa, mentre l’Acqua-yin forma, e quindi l’Acqua viene informata dalla «bellezza che scende dall’alto quale forza infinita [simbolo del Cielo-Fuoco-yang]» e quel Fuoco celeste è l’energia, ossia «il modo in cui gli dei toccavano i nostri sensi, raggiungevano il cuore (organo della sensazione) e ci attiravano nella vita»: quale miglior modo per definire l’essenza più nucleare dello Shao Yin, che nella sua componente Fuoco trova in sé il simbolismo del cuore, sia come organo, sia come centro di percezione sensoriale, nonché di pensiero elevato che ci collega col mondo delle idee? «Individuai così un legame estetico tra il cuore e gli organi di senso» afferma l’Autrice, individuando una delle verità più profonde della filosofia e della fisiologia taoista, pur essendone ignara: questo perché ha pensato col cuore! Il termine aisthesis che troviamo poco dopo ci apre invece il sipario sul polo yin-Acqua dello Shao Yin, ossia l’aspetto più concreto e materiale della percezione, composta dal lato yang-cuore (Fuoco-yang, come s’è detto) e dal lato yin-Acqua, ossia gli organi della percezione (appunto, aisthesis) della realtà materiale: quindi aisthesis-estetica come ascolto della capacità dell’Anima Mundi di manifestarsi, di incorporarsi nelle cose. E quindi Acqua come seme nascosto in profondità, nucleo essenziale di qualsiasi Principio o Entità.
  • Acqua come archetipo-immagine che trascende tutti i linguaggi, perché è IL linguaggio, come ben esprime l’Autrice: «pregna di energia psichica e mistero, ove l’archetipo rinsaldava quel legame di cui parlava Hillman tra immagini ed emozioni».
  • E ancora, Acqua come base materiale-mentale di quel “ponte dell’emozione” (l’emozione è Fuoco, e Acqua e Fuoco son intimamente legati secondo il principio energetico dello Shao Yin già citato) di collegamento tra Anima Mundi e individuo, ponte il cui tessuto costitutivo è l’emozione, nel mondo dell’increato archetipo senza tinte (come la luce bianca), nel mondo creato caleidoscopio di colori emergenti da quel prisma trasformatore che è il Fuoco-Cuore-Emozione.
  • Acqua è pure «adesione al reale, in un silenzioso luogo d’incontro» tra un Mitico Altrove e il nostro qui-e-ora.
  • Nell’ultimo capitolo dell’Acqua, questo Elemento-Movimento viene sapientemente presentato come la quintessenza della potenzialità quasi senza forma e senza tempo, come un «presente perpetuo capace di abbracciare ogni esistenza». Che consente di comunicare con l’infinito tramite la comunicazione col proprio intimo sé, in un ermetismo simbolico che apre ogni frontiera della comprensione proprio perché è comunicazione al di sopra della realtà creata, è comunicazione ancestrale, originaria, assoluta.
  • Quindi Acqua come fine e rinascita, vera e propria «scala, a suggerire la possibilità dell’ascesa dall’oscurità dell’anima verso la luce e la rinascita in connessione con il Divino».

ARIA

Come già detto, l’Aria è suddivisa in Legno-Vento e Metallo-Introiezione, a definire le due anime vegetative di opposta polarità (yang attiva il Legno, yin-passiva il Metallo). Anche nei capitoli relativi all’Aria le correlazioni con la visione taoista antica è stupefacente.

  • All’inizio del primo capitolo dell’Aria sono già delineate molte delle cifre del Metallo, ossia il momento di passaggio alla fine di un ciclo, che porterà alla fine nera dell’Acqua; i ricordi evocati da profumi e odori, ben più evocativi rispetto a immagini o suoni; il concetto di fiamma di vita, analogo al concetto di ossidazione (legame con l’ossigeno) garantito dal Metallo, il cui organo principale è il polmone; e l’energia generata dal Metallo-polmone, che viene considerato il Maestro dell’energia: «Nello sgomento di un ‘passaggio’, mi ritrovavo già e non ancora. Sovente affiorava un ricordo vivido che profumava d’ambra e resine di pino seccate al sole. E sentivo in me una fiamma pura di vita, una forza palpabile».
  • L’accenno al «sussurro al vento del Nord» indica che l’Aria-Metallo porta l’energia verso l’Acqua, che è fredda e buia, per cui il Metallo per sua natura anela alla luce della rinascita («Chiedi luce alla luce!»).
  • L’Aria-Metallo presenta anche degli aspetti legati al concetto di vapore, di nuvola, e proprio di «nube» si parla poco dopo: si pensi che un punto di agopuntura del meridiano energetico del polmone si chiama Porta delle Nuvole!
  • Le parole citate dal poeta Ovidio, poi riassumono molto esaurientemente le caratteristiche sia dell’Aria-Legno, sia dell’Aria-Metallo: «Io ho una mia possanza per la quale fo tremare e fugo le nubi tristi, che mi sono sommesse. Io atterro gli alberi, condenso i vapori e copro la terra di ghiaccio. Io son sempre lo stesso quando incontro gli altri venti sotto la volta dei cieli, che è il mio pianoro; mi batto così vigorosamente, che l’aria che divide i nostri corpi ne rimbomba e che sprizzano scintille dal cavo delle nubi. Quando io sono rientrato e me ne sto chiuso nel fondo degli antri della terra, i mani se ne stanno inquieti e la terra sussulta». La «possanza» è la forza dinamica del Vento, capace di allontanare le negatività del Metallo (le «nubi tristi» rappresentano la depressione, ben combattuta dalla vivacità del Legno. D’altro canto, il Metallo attenua l’eccessiva furia del Legno-Vento «atterrando gli alberi», e «condensa i vapori» vitali proteggendo l’organismo e facendolo coprire di ghiaccio affinché sotto terra il seme possa riposare (sotto la neve pane…). Il Legno è vigoroso, combattivo, genera scintille e fulmini (anche nel nostro corpo il Legno genera la corrente elettrica che dai nervi passa nei muscoli, attivandoli). Il Metallo invece si innicchia nel profondo dell’anima e si chiude al mondo, ma non genera passività pura, bensì vitalità nascosta, tanto che i «mani sono inquieti e la terra sussulta» di vita.
  • C’è un passo che celebra in pieno l’Aria come Legno-Vento, dove si dice che «L’aria, elemento maschile al pari del Fuoco, […] moto ascensionale, rappresentava il punto di incontro tra il fisico e il metafisico ove risiedevano sapere, conoscenza e intelletto». Il Legno infatti, insieme all’Elemento Fuoco segno tipicamente maschile-yang, ha come cifra fondamentale la direzionalità basso-alto, quindi ascensionale, perché porta l’energia potenziale dell’Acqua verso il compimento della sua massima espressione che si realizza nel Fuoco, e nel Fuoco risiede la Luce dell’intelletto, vera e propria interfaccia tra la materia e lo spirito, dove abita la sapienza, l’illuminazione, quello che gli antichi taoisti chiamavano shen, ma l’energia dell’Aria-Legno rappresenta un’ottima preparazione a tutto questo.
  • Con le «elucubrazioni filosofiche» del «pomeriggio» si ritorna all’Aria come Metallo, che simboleggia il finire della luce diurna, nonché il tuffarsi in se stessi, nelle proprie sensazioni, nelle proprie elucubrazioni.
  • S’è detto che il Legno è ben simboleggiato dalla vegetazione viva, come gli alberi, le piante, i fiori, mentre il Metallo è un elemento che porta dallo yang della luce allo yin buio e nascosto, di cui l’ombra è un simbolo: «mi assopii all’ombra del mio albero».
  • Poco dopo si raggiungono limiti incredibilmente anatomo-fisiologici (sempre secondo la visione cinese antica): «respiro della terra che sprigionava vapori odorosi e una mano rassicurante sfiorava il mio capo reclinato su una spalla». Il Metallo-polmone presiede al respiro del corpo (corpo-terra), nonché al senso dell’olfatto, e addirittura il meridiano energetico del polmone inizia in prossimità della spalla e termina alla mano!
  • Quando la protagonista apre gli occhi, vede le «vesti bianche», doppia simbologia del Metallo, il cui colore raccoglie tutti gli altri colori fungendo da prisma al contrario, ossia componendo tutti colori dell’iride nell’unico colore della luce originaria, il bianco appunto; e poi il Metallo simboleggia anche la pelle e tutti i rivestimenti, dalle vesti alla corazza. Poco più avanti troveremo ancora il colore bianco e il tramonto: «bianca matrona mentre un raggio di sole calante illuminava i lini candidi della sua tunica».
  • Il Metallo è anche divisione, opposizione complementare, come se le forze e i principi della natura fossero tra loro in rapporto dialogico e costruttivo, pur essendo distinti: la «forza dialogante degli opposti» non è soltanto una delle innumerevoli sincronicità di questo libro, ma è anche il motivo-base per cui la realtà materiale può esistere: il principio di opposizione di Pauli, meglio noto come principio di esclusione, afferma che due fermioni non possono avere in un atomo lo stesso stato quantico, il che sta a dire che, ad esempio, due elettroni di un orbitale atomico devono avere spin opposto (lo spin è grossolanamente paragonabile al senso di rotazione), altrimenti si annichilano e scompaiono trasformandosi in un fugace lampo di luce. I concetti di separazione dello yin e dello yang quali opposti polari dalla cui interazione può esistere la materia sono la perfetta descrizione di tale principio, che la scienza moderna ha individuato quasi tremila anni dopo.
  • Il paragrafo che segue, che discetta su argomenti di tipo giuridico, ci rammenta un’altra importante caratteristica del Metallo, ossia il suo simboleggiare il principio della tutela delle leggi, del diritto, in maniera incrollabile («fede giurata»): tra gli aspetti shen, ossia psico-esistenziali, del Metallo vi è infatti la figura del giudice.
  • Come si è già visto in precedenza, il Metallo conduce l’energia verso l’Elemento Acqua, ed è come se questa energia sprofondasse nell’Acqua: «Atlantide […], sprofondato nell’oceano […] gli antichi scritti egizi si riferissero ad Atlantide utilizzando il nome di Borea cioè bianca, dalla parola illiro-albanese bora, che significava neve». Della simbologia che lega il Metallo con il colore bianco e il freddo s’è già detto.
  • Le immagini che chiudono il capitolo riguardano invece la simbologia dell’Aria come Legno-Vento, che tra le altre azioni è anche il vedere lontano: «scrutare l’infinito. Tra il fruscio delle foglie giungevano dal bosco sacro di Dodona le voci dei Padri che al cospetto delle antiche querce, quasi vegliardi, sussurravano a quel sangue sparso ‘rimani te stesso’». Non mancano i riferimenti al Legno come alberi, querce e bosco, nonché al rapporto tra il Legno e la perfusione del sangue, che ricorda al Legno di rimanere legato alle sue origini ancestrali (il Legno procede dall’Acqua, che è individualità, ossia rimanere se stesso).
  • Il Metallo presiede al soffio vitale (nella filosofia taoista si chiama proprio come è stato chiamato nel libro): «soffio vitale […] abisso dove la coscienza si eclissava per connettersi intimamente al Tutto». Si tratta della capacità del Metallo di introiettare le sensazioni, i pensieri, fino al raggiungimento di forme di meditazione profondissima, dove la coscienza tramonta, o meglio si eclissa, e in questi stati di beatitudine ci si può collegare a dimensioni superiori, al Tutto. E si possono esplorare segreti e misteri irraggiungibili con la sola logica razionale, cosicché il Metallo diventa “una sorta di Camera della Conoscenza”.
  • Il Metallo è anche l’alito divino che ha creato l’universo e tutto ciò che esiste, e anche nel piccolo corpo umano appena nato ciò che rende possibile la vita è il primo respiro, che spalanca i polmoni e consente loro di dare inizio alla vitalità nel neonato: «Parola divina RA che crea l’universo».
  • Il Metallo simboleggia anche le entità e le realtà che non brillano di luce propria, ma devono riceverla dal Fuoco per poter brillare, proprio come fa la «luna piena»; invece, la «saggezza creativa» è tipica del Legno, in quanto principio artistico, intuitivo e creatore.
  • Più avanti nel capitolo troviamo un’altra simbologia del Metallo, che è la memoria del futuro, ossia quella sapienza profondissima e profetica che ci consente di pre-conoscere il domani: questo è mirabilmente rappresentato nel dialogo tra Theuth e Thamus che verte sull’essenza dell’alfabeto, che rovina la memoria e non è vera sapienza, bensì tecnologia che farà sentire “dottissimi” gli scolari, che produrranno opinioni anziché sapienza.
  • Nel capitolo successivo vediamo che il Metallo, oltre che giudice, è anche l’insieme di tutte le «norme immutabili capaci di trasmutarla [la Natura] in un flusso armonico dall’unità al molteplice e ricomporre l’ordine perduto». Infatti, mentre il Fuoco è l’Unità a cui si giunge dal molteplice, il Metallo è la divisione, la distinzione, la parcellizzazione, per cui, vero antipodo del Fuoco, rappresenta il punto di arrivo dall’Unità al molteplice.
  • Il Metallo è anche «Madre Terra nel suo aspetto uroborico-duale di nutrice e predatrice, protettrice e distruttrice capace di donare e toglie la vita». Infatti, accanto agli aspetti divisivi del Metallo quali garanti del dialogo degli opposti polari, esiste anche l’aspetto divisivo inteso come taglio, cesura, anche metaforica come un divorzio, un lutto, un esilio. Può essere anche una madre distruttiva, e addirittura anche la medicina moderna ha scoperto che i soggetti che hanno avuto a che fare con un materno negativo nell’infanzia hanno più facilmente malattie polmonari.
  • La Sfinge che troviamo subito dopo ci ricorda che il Metallo è anche la capacità di sentire la soluzione di un enigma trascendendo la semplice logica per attingere a una verità nascosta nelle pieghe del salto intuitivo.
  • Il lato Metallo dell’Aria, che porta alla fine (Acqua) ogni ciclo vitale ed epocale, è «ciclo umano di nascita, morte e inizio di una nuova vita», che conduce poi alla «resurrezione», in quanto giungere all’Acqua è solo in casi estremi un giungere alla fine, alla morte, mentre in genere è simbolo di giungere al punto di risorgenza.
  • Quindi l’Aria, questa volta intesa sia come Legno che come Metallo, riconosce come sua cifra fondamentale «il sorgere e il tramontare del sole, il flusso e il riflusso delle maree, il ciclo solare e quello vitale»: in altre parole, è simbolo della vita basata sull’alternanza continuativa dello yin e dello yang, e non per niente questa simbologia trova la sua rappresentazione più potente nella’alternarsi di inspirazione ed espirazione, il cui va-e-vieni è garanzia di espressione di vita e di vitalità.
  • Quanto segue indica l’azione più tipica dell’Aria-Metallo quale protezione della vita: si tratta dell’omeostasi, ossia della capacità di mantenere invariata la vitalità e la salute dell’organismo (anche in senso figurato, ovviamente), realizzando continue variazioni dell’assetto energetico proprio per mantenere inalterata la struttura e la funzione del corpo, e questo è ben compendiato nell’immagine di qualcosa che più cambia, più è la stessa cosa: plus ça change, plus c’est la même chose. Tutte le funzioni a tipo feed-back sono esempi di quanto detto, come l’equilibrio acido-base, l’equilibrio termico, ma anche l’equilibrio psichico.
  • Il Metallo è contemporaneamente pensiero e materia, perché è uno yang-Fuoco (pensiero cosciente e linguaggio strutturato) che si incorpora nell’immanenza della realtà-yin, e così facendo esprime un’immagine universalmente pura e sovra-razionale, omnicomprensiva e archetipale: «L’archetipo, in quanto pura dinamica, era nemico del linguaggio: pensiero e materia assurgevano a momenti di uno stesso processo».
  • Il concetto viene ben presto ribadito e sottolineato con la citazione di eroi che sono scesi nell’Ade (ossia dal Metallo sono passati all’Acqua come individualità profonda), ossia nella profondità del vero Sé: «Dall’alba delle civiltà scorreva una sorgente di verità che il pensiero razionale non poteva cogliere in quanto costituita da energie e stati dell’essere esperienziali, visioni e immagini che sorgevano spontaneamente e accompagnavano l’uomo di ogni tempo nel viaggio interiore alla ricerca del vero Sé». Non per niente l’Aria-Metallo è un «anelito alla totalità [unità] originaria».
  • Del Metallo come divisione, parcellizzazione e allontanamento dall’unità originaria s’è già detto, ma qui la «nostalgia della pienezza del nostro essere e desiderio di ricreare l’unità» è particolarmente cocente, e solo l’amore (Fuoco, l’opposto polare del Metallo, Unità) può ricreare questa Unità, questo Eden perduto: «L’eros […] rappresentava la forza unificante per eccellenza, un archetipo presente come eterna spinta all’accrescimento, al desiderio verso l’unità della psiche e la pienezza esistenziale».
  • Tornando alla funzione difensiva dell’equilibrio, che si configura anche come istinto di conservazione, è descritto come «desiderio vitale che mai avrebbe trovato appagamento», nel senso che il processo omeostatico del mantenimento della vitalità è continuativo e perennemente oscillante tra i due estremi yin e yang, senza requie, quindi senza mai “trovare appagamento”.

FUOCO

Il Fuoco è luce e calore, quindi intelletto (shen) e calore della piena maturazione, del contatto, della comunicazione mediante linguaggio e espressione scritta, ed è la base di tutti i dinamismi psichici ed esistenziali, tra cui la saggezza, la conoscenza, la sapienza.

  • Il primo capitolo si apre con l’immagine del rigoglio fecondo dei Misteri Eleusini, feste in onore delle messi, della piena maturazione della vita: tutto questo è Fuoco, come pure il «frutto della conoscenza» che Proserpina mangia in un buio e profondo opposto polare del Fuoco, ossia l’Ade: il «melograno» (rosso come il Fuoco), che consente a chi lo mangia di acquisire la capacità di «scegliere il proprio destino».
  • Il Fuoco è Logos supremo, è shen, ossia «sacro fuoco del Verbo come Luce e la sua teofania. Il fuoco-principio primo della vita procedeva dal ‘Nous’, l’intelligenza altissima comprendente i principi fondamentali, Parola del Creatore e Verbo Onnipotente».
  • Il Fuoco è anche Unità assoluta, «centro e mediatore tra l’Uno-Dio e la molteplicità delle Sue manifestazioni».
  • Il Fuoco è intimamente legato al suo opposto polare Acqua nell’entità energetica detta Shao Yin, come già detto, quindi il Fuoco (polo yang dello Shao Yin) è sapienza, maschile nel nostro mondo creato e femminile in quello originario, mentre il vettore di questa sapienza, la volontà, è femminile nel nostro mondo mentre è maschile nel mondo increato: «conoscenza universale: la sapienza conduceva verso l’universale e il permanente, senza differenza di tempo e luogo poiché la mente divina è maschile e femminile, l’aspetto muliebre essendo la Sophia o sapienza, quello maschile, il Christos o volontà».
  • Ancora una volta troviamo la descrizione del Fuoco come Unità degli opposti: «radici profonde dell’Essere, l’afflato dello Spirito e del Soffio che governava la vita […] Unità sorta dall’integrazione degli opposti -maschile e femminile, Essere e divenire, vuoto e forma, Sé ed io».
  • L’Unità del Fuoco la si ritrova anche nell’individualità psico-esistenziale (laddove l’Acqua è individualità biologica e fisico-corporea). Inoltre il Fuoco è atemporalità e non-località, ha un sapore di assoluto che è compendiabile nella ben nota immagine del qui-ed-ora: «Nella semplicità del qui ed ora mi accorsi che ero già e da sempre ciò che cercavo, semplicemente ero io nella mia integrità non più divisa nell’eterna dicotomia […]».
  • Il Fuoco è capacità percettiva, tanto che i cosiddetti orifizi, ossia gli organi di senso, sono collegati al Cuore-Fuoco, che è anche luce, intuizione e percezione della realtà. Inoltre il Fuoco combatte uno dei demoni dell’Acqua, ossia la paura, il terrore, per assurgere a simbolo dell’assoluto in temporale, e quindi in grado di distaccarsi dal divenire: «Il mio risveglio nella luce era intuizione pura e coincideva con la chiara percezione della realtà, senza filtri. Si era dissolta la paura della morte e l’attaccamento al mutevole divenire».
  • Sul piano del simbolismo architettonico, il Fuoco è collegato a tutto ciò che, come le fiamme, si eleva verso l’alto, quindi in particolare le guglie delle cattedrali gotiche, come quelle del Duomo qui nominato.
  • Il Fuoco-Cuore è sapienza, è amore, è contatto con l’assoluto, è capacità di penetrare fino all’essenza ultima della realtà: «sapienza dell’amore si celava l’esperienza capace di mettere il proprio cuore in contatto con il cuore delle cose».
  • E che dire del rapporto sublime tra Cuore-Fuoco e Sincronicità? «nulla capitava per caso».
  • E ancora, altri contributi sapienziali sul linguaggio simbolico tipico del Fuoco: «scrittura sacra dell’antico Egitto era costituita da immagini che rappresentavano le parole a costruire un meraviglioso e silenzioso linguaggio simbolico».
  • Il Fuoco, nel taoismo medico antico, era raffigurato come una ciotola vuota che non appena si riempie (di sangue, ma anche di emozioni) deve necessariamente svuotarsi per mantenere la sua purezza funzionale originaria: «cuore […] raffigurato per mezzo dell’ideogramma del vaso entro cui la vita si rinnovava di continuo grazie al flusso sanguigno». E, si noti, l’ideogramma di cui parla l’Autrice in questo passo è un ideogramma dell’antico Egitto, del tutto sovrapponibile a quello dell’antica Cina. Ecco perché il Logos-Graal è visto come vaso che contiene l’assoluto.
  • Ancora il simbolismo del Fuoco come un atemporale qui-ed-ora mirabilmente e sinteticamente dipinto nell’episodio di piazza Duomo: «repentinamente mi parai di fronte a lui, appoggiai il palmo della destra sul suo petto, lo guardai intensamente e gli dissi una sola parola, ‘qui’».
  • Il Fuoco nel suo essere Essenza pura (Egò eimì o on, Io sono colui che è), è «verbo eterno dell’umanità», nonché «roveto ardente», ossia luce dell’intelletto divino.
  • Il Fuoco come illuminazione intuitiva che consente di comprendere oltre il comprensibile, ma anche Fuoco come comunicazione, scrittura d’ogni tipo (alfabetico, ideogrammatica, lingua degli antenati…): «La dimensione spirituale delle cose e della vita sorgeva come una brezza leggera e frizzante dal mare: la Parola e l’Essere apparivano per ciò che erano, strettamente congiunte in una misteriosa dualità».
  • Il Fuoco, a differenza dell’Acqua che rappresenta la memoria a breve termine, è invece la memoria a lungo termine: «Io stessa memoria in quel mondo remoto, periferia di terre calpestate da ‘stranieri a se stessi’ senza passato né radici».
  • Non poteva essere definito meglio, lo spirito del Fuoco, inteso come «pienezza del ‘sentire’: la parola creativa forniva una nuova voce alla poesia insita nelle cose e alle emozioni dell’anima, espressione sublime del sorriso della dea che mi conduceva al di là del confine, dentro le profondità dell’Essere».
  • Altra potente caratteristica del Fuoco è quella di illuminare non solo dal punto di vista intellettuale, creativo, inventivo e sapienziale, ma anche dal punto di vista della psiche più profonda e nascosta: «non si sarebbe mai diventati illuminati immaginando semplicemente qualcosa di chiaro, ma rendendo cosciente l’oscuro».
  • Il libro suggestivo che ci ha condotto oltre i confini dell’infinito si conclude con una sublime definizione dell’Amore, quel Fuoco bello, indomabile e sempiterno che avvolge ogni sentire e ogni vivere: «quella bellezza che viene dall’Alto ed è forza infinita che tutto vince e tutti avvince, quell’amore vero che lambisce l’Assoluto, ignora il tempo ed è per sempre, quell’Amore ardente che trasmuta il male nel Bene eterno».

Il mio plauso più sentito all’Autrice Chiara Varisco, con un apprezzamento che mi sale dal cuore:

C’è chi la pista la segue, e chi la crea

Alberto Lomuscio

Cardiologo. Agopuntore.

Docente di Medicina Tradizionale Cinese.

 

Milano, 30 Maggio 2020

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Accademia di ricerca
"Domus Templi"

Direzione scientifica:
Dott.ssa Chiara Benedetta Rita Varisco
Prof.ssa Teodolinda Varisco

Preside:
Mº Prof. Alessio Varisco

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Titolo I Templari nell'Alta Lombardia
Autore Alessio Varisco
Pagine 384
Formato 16,5 x 24,0 cm
Legatura Brossura
ISBN 978-88-6433-802-6

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